Nell’occhio del ciclone la delibera regionale del 10 giugno scorso con cui la giunta leghista ha cancellato la possibilità di somministrare la pillola RU486 senza ricovero o a domicilio. Ma il tema è nazionale: il ricorso al metodo non chirurgico nel Paese è fermo al 20,8% dei casi, con grandi differenze tra Regioni. Così ora il ministro Speranza vuole rivedere le linee-guida in modo da facilitare l’interruzione di gravidanza con metodo farmacologico. Intanto, secondo gli ultimi dati, ci sono almeno 10mila interventi clandestini ogni anno
In piazza, di domenica, per protestare contro la decisione della Regione Umbria di abolire il day-hospital per l’aborto con metodo farmacologico. La manifestazione organizzata per oggi pomeriggio a Perugia nasce dopo la delibera regionale del 10 giugno, approvata dalla giunta di centrodestra guidata dalla leghista Donatella Tesei, che ha abrogato una precedente legge regionale – approvata dalla giunta precedente di centrosinistra – che permetteva di somministrare la pillola Ru486 in day hospital e poi a domicilio. Una decisione, quella del centrodestra, che va nella direzione contraria rispetto a quanto richiesto durante il lockdown dalle società scientifiche di categoria, che dichiaravano la “necessità di rivedere alcuni aspetti delle procedure vigenti” al fine di eliminare la raccomandazione del ricovero in regime ordinario, di introdurre il regime ambulatoriale e di prevedere in via transitoria una procedura totalmente da remoto, monitorizzata da servizi di telemedicina, come è già avvenuto in Francia e nel Regno Unito.
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