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Ospedali

A Bari e provincia, dove si lavora “da soli e da matti”. Assunta una ginecologa non obiettrice con bando ad hoc

Una notizia buona e una cattiva su Bari e provincia. Quella buona è che l’Unità Operativa Semplice  Pianificazione Familiare – Percorso  nascita con sede a Triggiano funziona, e bene. Quella cattiva: è uno dei pochissimi  centri in tutta la zona ad accogliere le donne per interruzione volontaria di gravidanza, in particolare per l’aborto farmacologico, con carichi di lavoro e difficoltà logistiche sempre maggiori. All’Unità lavorano due ginecologhe: l’unica non obiettrice dell’ospedale “Di Venere” di Bari, Giulia Caradonna, che porta avanti il servizio insieme ad una collega territoriale, assunta in seguito ad un bando ad hoc per 30 ore settimanali per l’interruzione di gravidanza. Una soluzione estrema in un contesto dove l’obiezione di coscienza non è regolamentata e che rischia di essere ghettizzante.

Al “Di Venere”, uno dei due ospedali metropolitani, l’assistenza sull’aborto nel secondo trimestre, l’interruzione terapeutica di gravidanza (per gravi malformazioni fetali), pesa interamente sulle spalle di un solo medico. E’ la stessa dott.sa Caradonna che si divide tra i due ospedali, unico medico non obiettore tra 15 strutturati e sull’intero team di ostetriche e infermiere.

Un impegno massacrante, che toglie spazio alle altre attività mediche, che costringe a doppi turni  o a dover molto spesso prolungare di molte ore l’orario  di servizio poiché  non esiste altro medico o ostetrica che possa dare il cambio per turno e  senza  poter condividere o suddividere il carico di lavoro e di responsabilità.

L’Unità operativa di Triggiano è un presidio per la salute riproduttiva delle donne su Bari e provincia

 

All’Ospedale di Triggiano è collocata l’Unità operativa Pianificazione Familiare – Percorso  nascita, sede distaccata dell’Ospedale “Di Venere” di Bari.

L’unità è diretta da Giulia Caradonna, unica ginecologa non obiettrice del “Di Venere”, come dicevamo, che porta avanti il servizio insieme alla collega assunta in seguito ad un bando ad hoc per 30 ore settimanali per l’interruzione di gravidanza.

Insieme le due dottoresse rappresentano gli unici due operatori non obiettori dell’area Bari Sud, con un bacino di utenza che travalica detti limiti geografici e sconfina anche fuori provincia e fuori regione.

Dell’équipe fanno parte due ostetriche, due infermiere, una psicologa prevista nell’organico ma non ancora assunta (ma per le situazioni a rischio ci si avvale del supporto dell’adiacente servizio di psichiatria). Il servizio è attivo 5 giorni alla settimana, con un’offerta di pianificazione familiare e counseling contraccettivo e, in alternativa, di una assistenza  dedicata e protetta per tutto il periodo di gestazione per le donne che, dopo aver insieme valutato le ragioni che hanno portato alla decisione dell’aborto, scelgono invece  di portare avanti la gravidanza

Qui, pur nel rispetto delle scelte e la libertà delle donne, insieme alla assistenza, si punta molto sulla prevenzione cioè sulla contraccezione: viene proposta e offerta gratuitamente la spirale a tutte le donne che la richiedano anche e soprattutto all’atto della interruzione della gravidanza, così come sollecitato dalla AOGOI  (Società italiana di ginecologia e ostetrica). In stretta collaborazione con i con il Consultorio adiacente, o i consultori familiari di   competenza, viene offerto il pap test e le altre indagini necessarie  per l’uso  dei contraccettivi  orali (la pillola) già al momento della dimissione, con controlli anche a distanza. Le donne che rinunciano all’aborto vengono prese in carico dagli operatori del Centro con percorsi  protetti sino al parto.

Nel Centro di Pianificazione di Triggiano un’alta percentuale di IVG avviene con il metodo farmacologico (Ru 486) in epoca molto precoce della gravidanza, entro la settima settimana, grazie alla cooperazione  con i medici di base e i consultori. L ‘aborto medico, infatti, è considerato prestazione di urgenza, anche nella certificazione.

 A Bari e provincia si lavora “da soli e da matti”.

 

“Negli ultimi mesi,  a seguito di vari avvenimenti che hanno  portato, per diversi  motivi, alla sospensione del servizio nelle case di cura private o alla riduzione della attività nel Policlinico di Bari e negli altri ospedali, soprattutto come conseguenza dell’esiguo numero di medici non obiettori, Triggiano è rimasto uno dei pochi Centri  ad rispondere alle  numerosissime richieste di molte donne di Bari e provincia, spesso lasciate da sole nella ricerca di un Centro che le accolga, con i giorni e le settimane che passano fino a portarle disperatamente vicino ai termini di legge.”

Moltissime richieste, soprattutto per la RU 486, arrivano dalla Calabria e Basilicata, oltre che dalle altre province della Puglia, ma con così pochi medici non obiettori accoglierle diventa impresa davvero disperata.

Le interruzioni di gravidanza terapeutiche al “Di Venere”, seguite sempre e  solo dalla dottoressa Caradonna, sono aumentate a dismisura: moltissime sono le richieste che arrivano anche da fuori provincia e fuori regione. Una delle ultime donne a richiedere una interruzione terapeutica è arrivata da Napoli perché i pochissimi non obiettori erano in ferie o non disponibili perché impegnati a coprire i turni in una situazione di criticità”.

La mobilitazione e l’attenzione mediatica hanno spinto l’Asl a correre ai ripari

Alla costituzione di questa unità operativa si è arrivati proprio in seguito ad un caso mediatico, avvenuto nel 2012. Bari era rimasta “improvvisamente” senza medici non obiettori …

A quell’epoca l’unico centro pubblico dove si effettuavano  interruzioni volontarie di gravidanza era proprio l’ospedale Fallacara di Triggiano: gestito però dagli unici 4 medici non obiettori dell’ospedale San Paolo (dell’area nord di Bari)  che un giorno alla settimana eseguivano una seduta di ivg chirurgiche. Questi pochi medici non obiettori, costretti a dividersi tra due ospedali, facevano un lavoro massacrante  e senza le opportune tutele.

Un giorno, per protesta,  hanno presentato in massa l’obiezione di coscienza e la città di  Bari si è trovata improvvisamente senza medici non obiettori, ad eccezione delle due cliniche private che da sole coprivano l’80% della richiesta di IVG.

La notizia è stata riportata su tutti i giornali locali con un’eco anche nazionale. Sono seguite proteste, polemiche e mobilitazioni delle donne che hanno indotto i vertici della Asl a cercare una soluzione che potesse garantire la applicazione della legge 194, nonostante il numero assolutamente insufficiente di medici non obiettori: solo 5 in tutta l’area metropolitana!

Così sono nati i due Servizi di Pianificazione della area metropolitana: uno ubicato presso l’ospedale San Paolo- Bari (area nord) e il secondo presso l’ospedale Fallacara di Triggiano (area sud)

“Sin dalla sua costituzione ho lavorato molto affinché il Centro non fosse solo un luogo ove eseguire solo e soltanto ivg ma un luogo ove le donne fossero accolte e supportate con rispetto e umanità, in  una scelta per loro  dolorosa. Ho puntato molto anche sulla prevenzione e quasi subito ho ottenuto, per tutti i Centri di Pianificazione della Asl, la possibilità di offrire la contraccezione meccanica  a tutte gratuitamente. E così abbiamo messo su un ambulatorio dedicato  di contraccezione e abbiamo esteso l’offerta anche a tutte le altre donne”.

Servizio IVG. Meglio che sia garantito in tutti i presidi, oppure che sia centralizzato?

Corre voce che, così come è accaduto per i punti nascita, anche per la pianificazione familiare si voglia convogliare tutta la efficienza in un unico centro, potenziato con personale e attrezzature. Ben venga un centro grande e i eccellenza, con personale adeguato e  qualificato  e strumenti adeguati, ma non solo per gli aborti ma per tutto il percorso nascita! Altrimenti sarebbe una ghettizzazione: per le donne e per gli operatori.

«Tutte le difficoltà di organizzazione della IVG sono legate alla scarsità dei non obiettori».

“Siamo  talmente pochi da essere  costretti a lavorare il doppio. Se vuoi continuare a dedicarti alla  sala operatoria, la sala parto e tutto quello che riguarda  la tua professione, devi necessariamente lavorare di più per garantire le IVG. Altrimenti finisci per fare solo quello”.

Parliamo degli aborti terapeutici

“Gli aborti terapeutici si effettuano al di venere e non a Triggiano poiché il Divenere può garantire un ricovero h24. Purtroppo non ho colleghi con cui condividere e pianificare il lavoro perché tutti obiettori. Non sempre le esigenze delle donne coincidono con i miei turni, e non poche volte ho  dovuto ridurre o sospendere i miei giorni di riposo o ferie, per occuparmi del ricovero, o per seguire il decorso clinico”.

L’obiettore che rifiuta le cure?

“All’inizio superare le resistenze di tutto il personale, tenacemente aggrappato alla propria obiezione di coscienza, è stato drammatico. Molti ritenevano che  il solo fatto di  dichiararsi obiettori li esonerasse  dal dovere professionale della accoglienza e della  assistenza o di somministrare  un antispastico  o un antidolorifico.

Con il tempo, determinazione e tanto tanto lavoro, e anche grazie alle donne che con il proprio dolore (decidere di  interrompere una gravidanza tanto desiderata è drammatico) hanno toccato il cuore di tutte le ostetriche obiettrici, abbiamo costruito una bella squadra di lavoro in grado di fornire accoglienza e umanità.  

Con i colleghi ginecologi, tutti obiettori, c’è ancora molta strada da percorrere. C’è chi, per esempio, si è rifiutato di  redigere il modello ISTAT per le interruzioni di gravidanza terapeutiche (cioè riportare dati anamnestici a fini statistici) invocando la propria obiezione di coscienza o chi pensa che rilasciare  il certificato previsto dalla legge possa far decadere la scelta della obiezione”.

L’obiettore semplicemente svolge un’attività in meno. Per legge.

La possibilità data dalla legge di scegliere l’obiezione di coscienza e la scelta in massa della obiezione non permettono una equa distribuzione dei carichi di lavoro: l’obiettore semplicemente svolge una attività in meno.

 “L’anomalia è proprio questa: a parità di diritti il non obiettore si fa carico di una mole di lavoro in più, senza ridistribuzione dei carichi e l’unica differenza è che il l’obiettore è semplicemente esonerato da una parte di lavoro”

“Pur nel totale  rispetto delle scelte morali degli obiettori, e in considerazione dell’esistenza di  una legge dello stato che tutela il diritto delle donne all’aborto e obbliga le amministrazioni  a garantirlo, il mio pensiero è che la interruzione volontaria di gravidanza, sia chirurgica che medica, rappresenta una delle tante procedure specialistiche la cui esecuzione non dovrebbe avvenire a discrezione del ginecologo. Legittima invece, da parte degli obiettori, sarebbe  la scelta di una specializzazione diversa dalla Ostetricia e Ginecologia.”

Senza una puntuale regolamentazione, la legge non è applicata.

Purtroppo in Italia La legge 194 da un lato garantisce il diritto e la libertà delle donne di scegliere di interrompere una gravidanza non desiderata e obbliga le amministrazioni a garantirlo; la obiezione di coscienza dall’altro garantisce il diritto e la libertà degli operatori di seguire i propri principi. Senza una puntuale regolamentazione di fatto i due diritti contrastano con la applicabilità della legge stessa. Difficile venirne fuori. Difficile garantire un servizio con l’80% e passa  di obiettori di coscienza.

A Bari l’unica soluzione, all’atto della costituzione del Centro di Triggiano, e’ stata rappresentata da un  bando della Asl per la esecuzione delle sole IVG. Una soluzione, nell’esperienza della dottoressa Caradonna, “ghettizzante“.

La direzione della Asl sta facendo salti mortali alla ricerca di non obiettori da assumere. E in Puglia c’è il precedente del TAR che, qualche anno fa,  ha dichiarato altamente discriminante porre come condizione per assumere la non obiezione di coscienza. Pertanto ad oggi non è arrivato nessun altro medico “.

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Informazioni su EC

@Ele_Cirant - giornalista pubblicista, bibliotecaria, web content editor, video-maker. Argomenti: diritto alla salute e salute riproduttiva, contrasto alla violenza di genere, studi di genere, cittadinanza attiva

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