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Testimonianze

L’aborto nel vissuto di una adolescente

Piera ha interrotto la gravidanza all’Ospedale Sacco di Milano all’età di 15 anni, 4 anni fa. Questa è la sua testimonianza.

Sapevo quello che volevo fare

Eravamo piccoli, avevamo entrambi 15 anni. Ero in ritardo di pochi giorni, ma il mio ragazzo di quei tempi mi diceva “fai il test, fai il test!” Io continuavo a dire “ma vah”. Ero convinta di non essere incinta, anche perché avevo dei sintomi come se mi dovessero arrivare [le mestruazioni]. Quindi ero tranquillissima, invece poi ho scoperto il contrario.

Il mio ragazzo invece aveva paura, come ogni volta quando mi ritardavano un attimo. Facevamo il coito interrotto e … lui aveva sempre questa paura. Io ho iniziato a prendere la pillola, dopo l’aborto. Mia madre è una che mi sta molto vicino, se gliene avessi parlato lei subito, del fatto che avevo rapporti, mi avrebbe detto di prendere la pillola. Solo che io mi vergognavo, quindi ho aspettato quella volta lì a dirglielo.

Ho preso prima mia madre in disparte e gliene ho parlato, insieme al mio ragazzo, perché ho detto “è una cosa che abbiamo fatto in due, glielo diciamo in due”. Dopo averlo convinto, abbiamo prima parlato con mia madre e poi con mio padre. Loro l’hanno presa bene, mi hanno chiesto “cosa vuoi fare”, hanno ascoltato le mie scelte, non si sono accaniti su di me come invece è successo ad una mia amica che il padre non le ha più parlato. Io ho avuto l’appoggio dei miei genitori, quindi l’ho vissuta abbastanza bene. Poi sapevo quello che volevo fare.

Sapevo che c’era la possibilità di interrompere la gravidanza e non ho avuto nessun dubbio, da subito. Io non ho proprio considerato il fatto che a 15 anni potevo … anche perché il ragazzo che avevo, anche se siamo stati insieme per 4 anni, sapevo che era una persona non affidabile. Non voglio fare una famiglia con ragazzo che mi lascia dall’oggi al domani per poi non dare un futuro adeguato a mio figlio. Quindi ho detto: interrompo.

Che si possa abortire si sa, bene o male. La prima persona che me ne aveva parlato è stato un mio amico, l’aveva fatto la sorella, già due volte credo. La madre lavorava in ospedale e io speravo all’inizio di non doverlo dire ai miei. Quindi questo mio amico mi ha accompagnato a prendere il secondo test, per essere sicura. Sapevo che si poteva fare, forse con gli incontri a scuola. Comunque, a quel punto sono prima andata dal mio medico familiare, gli ho chiesto cosa avrei dovuto fare, mi ha fatto fare prima l’analisi del sangue, per vedere gli ormoni e tutto, poi mi ha mandato all’ospedale perché c’è un giorno alla settimana in cui vanno le persone che hanno bisogno.

Bisogna essere pronte per fare una famiglia

L’aborto è una cosa che può capitare, non vedo perché si debba vederla così male. Per molti, magari, sono i genitori che la vedono male.

Io avevo un compagno di classe musulmano, che diceva sempre “io faccio sesso soltanto dopo il matrimonio”. Di cattolici invece non ne ho conosciuto neanche uno che facesse questo discorso di aspettare a fare sesso dopo il matrimonio. Per l’aborto non riesco a capire perché sia tanto … un tabù, proprio. I cattolici dicono è come uccidere un bambino. Quindi forse sì, è un po’ il discorso cattolico. Anche se poi ci sono tanti punti di vista.

Io sono tutt’ora a favore. Se una persona è consapevole del fatto di non riuscire a promettere un futuro non dico decente, ma meglio che decente e soprattutto nella quotidianità di oggi, non deve assolutamente avere figli, perché poi il bambino la vive male, vive male il rapporto dei genitori, che si sono messi insieme all’età di 16 anni e quindi non vanno come coppia. Vivrebbe male la separazione dei genitori. Vivrebbe male che la mamma ha quasi l’età sua e vuole fare ancora la giovinetta. Una famiglia si fa quando si è pronti.

Prima una persona va a scuola, si mette un po’ a posto e poi può pensare di creare una famiglia. Altrimenti no. Adesso una mia amica ha partorito, forse due mesi fa neanche. Il padre è uno di quei ragazzi a cui piace farsi la canna, che non lavora, che fa le scuole serali occasionalmente, adesso si è dovuto muovere per trovare lavoro. Prima come magazziniere, ma non aveva voglia e l’hanno licenziato. Adesso da Mac Donald. Ma quando dovrà dare il suo stipendio per mantenere il figlio e non per farsi le sue serate, voglio vedere come sarà. Eppure lì è stata la ragazza a dire “lo voglio tenere”.

Io ho tre mie amiche, una più piccola di me, una della mia età e una di un anno più grande, no ora che ci penso quattro, che hanno avuto il bambino. Una, quella più piccola, lo voleva a tutti i costi. La madre le dava la pillola, lei la sputava. Adesso lei ha il bambino, però si fa le serate, va in discoteca. Si è lasciata con il ragazzo con cui ha avuto il bambino e adesso è la madre che glielo tiene. Ci sono molte ragazze che tengono il bambino, sembrava che andasse di moda, davvero. In due anni hanno partorito 4 ragazze. Che hanno fatto l’intervento come me ne conosco altre due. Cioè non tutti hanno questa idea che per fare una famiglia bisogna essere pronti. Io la devo alla mia famiglia, questa idea.

E’ stato un momento di passaggio, di crisi

E’ stato un momento di passaggio, di crisi. Con quell’esperienza, rispetto a molte mie amiche, sono maturata sotto molti punti di vista.

I mesi dopo l’aborto ci stavo male, anche se non lo davo a vedere. Ero molto nervosa. Con il mio ragazzo ci siamo lasciati per una paio di mesi, poi siamo tornati insieme, ma la storia non andava comunque alla grande neanche prima. Ho avuto la fortuna che è successo contemporaneamente a una mia amica e quindi ne parlavamo. Ci siamo supportate a vicenda, ci siamo tranquillizzate e questo mi ha aiutato tanto. Ho avuto questa fortuna. Comunque quell’anno anche il mio rendimento scolastico è calato e sono stata bocciata. Molte volte capitava che non mi si poteva rivolgere la parola, anche se non ho mai avuto ripensamenti. Però mi aveva scombussolato, anche perché ero piccola. Quando ero incinta non andavo a scuola perché ero fiacca, o non volevo vedere nessuno. Poi le visite, insomma una storia e l’altra ho saltato molti giorni e poi dopo non avevo più voglia di rimettermi, a metà anno, quindi mi sono completamente lasciata andare. Poi mi sono lasciata con il mio ragazzo, perché avevo saputo che mentre io ero così lui mi aveva tradito.

“Sta scema che è rimasta incinta”

E’ un argomento che molti prendono sotto gamba, e questo mi innervosisce. Per esempio: al Grande fratello c’era una che aveva abortito da giovane e sentivo alcuni dei miei compagni di classe che dicevano “eh sta scema!”. Io e la mia amica abbiamo detto “guarda che può capitare”. E’ un argomento su cui molti ridono e scherzano. Molti ragazzi, intendo. E non c’è niente da ridere. Ci sono molte ragazze che la vivono male, e poi devono anche essere insultate … mi ricordo ancora quel giorno lì, un mio amico, persona molto intelligente, quando se n’è uscito così gli ho detto “che cazzo stai dicendo? Guarda che è una cosa che può capitare, te ne renderai conto. E’ una scelta che che lei decide di fare”.

Quel ragazzo diceva “sta scema” di quella donna perché era rimasta incinta.

I ragazzi sono molto infantili su molti argomenti e su questo in particolare. L’educazione sessuale l’hanno sempre vista come qualcosa su cui ridere e scherzare, anche a scuola, quando ti facevano mettere il preservativo sulla banana.

Per le ragazze è diverso, su questo argomento sono, non dico pronte, però lo affrontano in un modo più maturo.

Ma finché non ti succede non sai che puoi rischiare. E il ragazzo comunque dice, “se succede, succede a te. Sono scelte tue”. Quindi forse il maschio se ne lava le mani. Io ero piccola e forse lì per lì mi facevo infinocchiare dalle cose che mi sentivo dire. Forse la donna dovrebbe dire che senza un altro contraccettivo non si fa, però l’uomo dice che così gli dà fastidio, poi una cosa tira l’altra e molte persone si fanno prendere dalla situazione.

Le resistenze maschili alla contraccezione

Il preservativo, c’è a chi dà fastidio. Alcuni usano la scusa che se no non va, col preservativo, lo dicono in tanti. Più i ragazzi ho notato. Ho molte amiche a cui il ragazzo ha detto “no sono allergico al lattice”, che sono quelle cavolate! Tre ragazzi che conosco di mie amiche che dicono che col preservativo non riescono perché sono allergici. Io dopo che ho fatto questa esperienza ho cominciato a prendere la pillola. Anche tra le altre mie amiche, si usa la pillola altrimenti niente. Molte volte parte dal ragazzo l’idea di non usare niente, che inventa scuse banali. Dalle scuole comunque, per me quella piccola parte che c’è stata è servita. Noi abbiamo fatto anche educazione tra pari. Quelli di quinta la facevano a noi. Il problema è che se trovi dei ragazzi di quinta che sono dei deficienti … Capita durante gli anni che ci siano incontri sulle droghe, sul bullismo e sull’educazione sessuale. Anche se purtroppo questi incontri sull’educazione sessuale non vengono tanto considerati dagli adolescenti, vengono presi sotto gamba, si ride, si scherza. Ci si prende in giro. Da molti sono presi come ore in cui si può non far niente.

L’esperienza in ospedale

In ospedale mi sono trovata bene. Il ginecologo era il primo ginecologo che vedevo ed era maschio, quindi ero molto imbarazzata, però mi ha messo molto a mio agio. Non avevo mai fatto una visita ginecologica, prima.

Dopo che ho fatto l’intervento mi hanno fatto la visita di controllo per vedere se era andato tutto bene, e stavolta invece c’era una dottoressa che evidentemente era contro, perché era scorbuticissima. Avevo appena fatto l’intervento qualche ora prima, mi vedi che sono una ragazzina e che sono intimorita, e invece questa era molto brusca per la serie “mettiti là, fai questo, fai quello”.

Io ero tremante.

Ho fatto l’intervento al mattino, in anestesia generale. Ti tengono in ospedale fino alle 4. Ti fanno la visita con l’ecografia interna per vedere se va tutto bene, e me l’ha fatta questa dottoressa, che o era contro o era proprio una giornata no per lei, mi ha trattato proprio con acidità. Mentre gli altri dottori, anche le infermiere che erano lì sono state molto corrette

Mi ha accompagnato mia madre. In stanza c’era un’altra ragazza che aveva già fatto l’intervento una volta e mi fa “tranquilla io l’ho già fatto” e le ho chiesto “non hai paura di non rimanere più incinta dopo” e mi fa “no, ho già due bambini”. Era una straniera, una ragazza penso filippina. Avrà avuto dai 25 ai 30 anni. Comunque ce ne sono tante, perché il giorno che sono andata in ospedale la prima volta, il dottore mi aveva detto “vai presto, perché ne prendono solo un tot alla volta e se non ti prendono devi aspettare la settimana successiva, più si prolunga peggio è”. Io sono andata prestissimo la mattina, ed ero la prima. Ne prendevano, non ricordo, una decina. Al Sacco non so se adesso sono cambiate le cose. Per me era comodo, è proprio dietro casa.

Poi per la contraccezione, dopo, sono andata dallo stesso dottore che mi ha fatto l’intervento e mi ha prescritto la pillola. Bravissimo dottore. Ho iniziato a prendere la pillola, ma smesso perché mi dava dei problemi. Quel tipo di pillola hanno proprio smesso di venderla. Adesso sembra che non la possa più prendere. Problemi: secchezza, poi gonfiore, poi dolore al seno come se avessi il ciclo tutto il mese. Se dovesse capitare, userò il preservativo.

Obiettori di coscienza

La pillola del giorno dopo, mi era capitato una volta di prenderla [quando non si vendeva in farmacia, n.d.r.]. Sono andata in ospedale ma c’era il medico obiettore di coscienza e ho dovuto aspettare la fine del suo turno. Fortunatamente la dottoressa dopo non lo era. Io non capisco perché li mettono nell’ambulatorio della ginecologia. Mi sono detta: “mi prendono per il culo”. Arrivo lì e mi spiegano che quello è obiettore di coscienza ed è contro queste cose. Sono rimasta di sasso. L’infermiera ha detto “se aspetti fino alle 8 la dottoressa che viene dopo è a favore” e allora ho aspettato.

Il giudizio c’è tantissimo

Il giudizio c’è tantissimo. Se succede a 15-16 anni, c’è il giudizio negativo dei più grandi e il giudizio di quelli che ti guardano in corridoio a scuola come per dire “guarda questa scema”. Nella mia scuola che doveva fare la maturità ed era incinta, nei corridoi la vedevi con il pancione e c’erano i commentini di sottofondo. Quindi il fatto di non parlarne credo che che sia legato molto al giudizio, alla paura che gli altri possano criticarti, perché c’è ignoranza.

Anche il ragazzo con cui sto adesso all’inizio faceva certe battute, poi ne abbiamo parlato e ha capito. E’ rimasto così quando gliel’ho detto, perché non succede a tutti, anche se ci sono tante ragazze a cui è capitato, molte di più di quello che ci si aspetta.

Spero che possa servire a qualcuno

Ho deciso di dare la mia testimonianza perché so che c’è molta gente che fatica a parlarne, io invece sono consapevole della mia scelta, sono felice di averla fatta, quindi non ho problemi a parlarne. Sperso che possa servire a qualcuno.

Image: ‘ND5_6401_Lr-edit
http://www.flickr.com/photos/134751177@N08/30476630195
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Informazioni su EC

@Ele_Cirant - giornalista pubblicista, bibliotecaria, web content editor, video-maker. Argomenti: diritto alla salute e salute riproduttiva, contrasto alla violenza di genere, studi di genere, cittadinanza attiva

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