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Politiche

Da Strasburgo a Roma. La politica e il diritto alla salute delle donne nell’accesso a contraccezione e aborto

Il recente voto al Parlamento europeo sul Rapporto Tarabella e le vicende locali che hanno visto la protesta preventiva di donne e associazioni sulla eventualità di un primario confessionale all’Ospedale San Camillo di Roma sono state l’occasione per riproporre all’attualità il problema dell’applicazione della legge 194 in rapporto a tassi sempre più alti di obiezione di coscienza.

Il Rapporto Tarabella è stato approvato, il 10 marzo scorso, con un emendamento che ribadisce la pertinenza dei singoli Stati nelle politiche in materia di salute sessuale e riproduttiva. Pertinenza già prevista dai trattati, ma a cui una posizione politica più ferma dell’assemblea avrebbe dato una direzione precisa.

Al San Camillo di Roma invece la decisione è sospesa. La nomina prevista per il 13 marzo è stata rinviata al 31 in quanto il presidente di commissione non si è presentato per motivi familiari. Non sappiamo quanto sul rinvio abbiano pesato le proteste “preventive” – le 5000 firme raccolte dalla petizione di Vita di Donna e Laiga, e il presidio organizzato dalla rete Io decido – né quanto e se giochi siano ancora aperti. Elisabetta Canitano, presidente di Vita di donna, e Giovanna Scassellati, di Laiga, sottolineano la preoccupazione non tanto per un primario genericamente obiettore, quanto per un primario “confessionale”. Un timore rimarcato durante la conferenza stampa organizzata alla vigilia del voto a Strasburgo sulla mozione Tarabella (qui una sintesi degli interventi in conferenza stampa) a cui sono intervenute alcune rappresentati di Parlamento e Senato. Abbiamo colto l’occasione per intervistarle.

Pia Locatelli, deputata socialista iscritta al gruppo misto, è stata parlamentare europea tra il 2009 e il 2014 e tra le sue specificità rientrano la politica estera e le politiche di genere. Con lei abbiamo parlato dei segnali che arrivano dall’Europa in materia di diritti sessuali e riproduttivi e delle responsabilità politiche nella mancata applicazione della legge 194 in Italia.

Con Laura Puppato, senatrice del Partito democratico, abbiamo parlato delle possibili azioni istituzionali per la corretta applicazione della legge 194 e delle posizioni del Pd in materia di aborto, materia su cui alcune e alcuni parlamentari votano con il fronte opposto, come è avvenuto anche in occasione del Rapporto Tarabella quando Silvia Costa ha sostenuto l’emendamento del PPE. Dal recente voto a Strasburgo prende avvio l’intervista.

Ad entrambe abbiamo posto inoltre la domanda se abbia ancora un senso permettere l’obiezione di coscienza a chi sceglie la professione di ginecologo o ginecologa ospedaliera e come sia possibile risolvere il conflitto tra il diritto della donna ad interrompere una gravidanza indesiderata e il diritto del medico o della medica a porre obiezione di coscienza.

Con Locatelli e Puppato abbiamo anche discusso del continuo palleggio di responsabilità tra Stato e Regioni per i casi di Ospedali o di intere Regioni cui il servizio di assistenza per l’interruzione volontaria di gravidanza sia sospeso proprio a causa dell’obiezione di coscienza. Se per Locatelli la soluzione va trovata sul piano regionale, per Puppato il Ministero della salute ha responsabilità precise nel chiedere conto alla Regioni delle carenze nei servizi.

Intervista a Laura Puppato

Intervista a Pia Locatelli

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Informazioni su EC

@Ele_Cirant - giornalista pubblicista, bibliotecaria, web content editor, video-maker. Argomenti: diritto alla salute e salute riproduttiva, contrasto alla violenza di genere, studi di genere, cittadinanza attiva

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Un pensiero su “Da Strasburgo a Roma. La politica e il diritto alla salute delle donne nell’accesso a contraccezione e aborto

  1. L’ha ribloggato su Racconti del corpo.

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    Pubblicato da Eleonora Cirant | 19 marzo 2015, 12:05

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